ALPINISMO GIOVANILE

   

L’attività è essenzialmente l’escursionismo di montagna inteso come recupero della dimensione del camminare nel rispetto dell’ambiente geografico (naturale e umano).
Gli aspetti fondamentali dell’attività sono quelli sociale (vita comunitaria con coetanei e accompagnatori), sportivo culturale (approfondimento delle conoscenze della montagna) e formativo (ricerca dell’autonomia sia come uomo sia come alpinista).
Il compito degli accompagnatori si basa sul coinvolgimento del giovane in attività divertenti. stabilire con lui un rapporto costruttivo secondo le regole dell’imparare facendo.
Il corso è rivolto a ragazzi di età compresa tra gli 8 anni compiuti e i 17  ed è suddiviso al suo interno in corso base e di perfezionamento.

 
 
 
 
 
L’alpinismo giovanile, rappresenta una componente essenziale del CAI ed opera a Novara già da oltre 20 anni.
Organizza, con l’ausilio di Accompagnatori ufficiale del CAI, corsi e attività volte ad educare i ragazzi alla montagna, sotto ogni suo aspetto, quello della conoscenza, dell’amore e del rispetto.
L’attività si concretizza in corsi teorici e in corsi pratici, essenzialmente attraverso l’escursionismo, il tutto finalizzato ad obbiettivi didattici opportunamente programmati, con lo scopo particolare del recupero della dimensione del camminare, nel rispetto dell’ambiente naturale e umano, secondo quelle che sono le regole dell’imparare facendo.
In tutto questo gli accompagnatori non si limitano agli aspetti prettamente tecnici; loro compito è anche e soprattutto quello di prendersi cura della crescita umana e sociale dei ragazzi attraverso il contatto con l’ambiente montano, l’esperienza di gruppo e dello stare insieme.


PROGRAMMA DEL CORSO
-10APRILE: presentazione del corso (sede CAI di Novara)
-17 APRILE: lezione teorica in sede su scelta ed uso dei materiali (sede CAI di Novara)
-9 MAGGIO: Drocala (Valle Anzasca)
-23 MAGGIO: introduzione all’arrampicata presso la falesia di Montestrutto
-6 GIUGNO: M. Tobbio (Alpi Liguri)
-19/20 GIUGNO: Parco Naturale Alta Valsesia
-5 SETTEMBRE: giro ad anello Val d’Ayas
-19 SETTEMBRE: Palon di Resy
-3 OTTOBRE: uscita in grotta
 

 

 

20° ANNO DI ATTIVITA'

 

TREKKING IN DOLOMITI: due giovani partecipanti raccontano


Pietro Favaretto
L’ Alpinismo Giovanile a Novara compie vent’anni ; e noi l’abbiamo celebrato nel migliore dei modi, niente feste, dolci e bibite ma un trekking di cinque giorni, su quelle che probabilmente sono le monta-gne più belle d’ Italia: le Dolomiti. Con un sano spirito CAI, per noi ragazzi è stato un premio per l’ assidua e longeva presenza al corso ma anche un esperienza nuova per vedere un ambiente totalmente diverso a quello delle alpi occidentali che siamo abituati a vedere nelle nostre uscite della domenica. Dal 24 al 28 agosto siamo stati impegnati in questa a dir poco fantastica avventura. Dopo una serata organizzativa a luglio durante la quale ci è stato spiegato il percorso e sono state date direttive ai genitori; ci siamo ritrovati tutti alle ore 5:40 alla stazione di Novara; dopo la consegna dell’ attrezzatura (imbrago, kit da ferrata e caschetto) e i saluti ai genitori alle 6.03 siamo saliti sul treno direzione Milano: l’avventura era iniziata.
A Milano abbiamo preso il treno per Fortezza dove siamo arrivati circa alle undici e trenta. Da qui abbiamo viaggiato su un comodissimo treno Regionale che ci ha portato a Brunico meta del nostro viaggio in treno. Qui abbiamo mangiato in un piccolo spazio verde in fronte alla stazione poi abbiamo preso un autobus che ci ha portati al rifugio Pederù dietro il quale iniziava il nostro sentiero.
Durante il nostro trekking abbiamo percorso i sentieri dell’Alta Via n° 1 delle Dolomiti , un percorso che in dodici giorni porta da Braies a Belluno noi ne abbiamo percorsa una sola parte scendendo comunque a Belluno.
La prima notte l’abbiamo passata al Rifugio Fanes che più che rifugio sapeva d’albergo, letti comodi, corridoi in cui
erano in mostra i più svariati oggetti, dalle antiche macchine per cucire agli ermellini imbalsamati. La cucina però era ottima. Il secondo giorno abbiamo raggiunto il Rifugio Lagazuoi a 2752 metri s.l.m. da cui abbiamo potuto godere di una vista mozzafiato sulle montagne do-lomitiche circostanti. Partiti presto dal Fanes, dopo quattro chilometri in piano tra i verdi pascoli, siamo saliti per 300 metri fino alla “Forcella del Lago” dalla quale un lungo canalone, con alte pareti rocciose, ci ho portato ad un laghetto, dal quale abbiamo imboccato il sentiero per il nostro rifugio. Una volta arrivati, dopo la sistemazione, lezione sul comportamento, sull’uso dei materiali sulle vie ferrate e storia della Grande Guerra nella zona da noi attraversata. Il terzo giorno prevedeva una discesa ripida dal rifugio, passaggio nella galleria del Castelletto (galleria scavata durante la Prima Guerra Mondiale) arrivo a Falzarego e risalita al rifugio Averau. Tutto ciò in circa sei ore, ma alcune inesattezze della cartina e la scarsa segnalazione con dei cartelli ci ha reso difficoltoso il raggiungimento dell’ imbocco della galleria. Dopo varie ricerche e con l’aiuto di alcuni viandanti siamo arrivati all’ ingresso e assicurati con imbrago e kit da ferrata ci siamo addentrati nella galleria. All’uscita ci siamo ritrovati su una via ferrata che, con qualche difficoltà siamo riusciti a superare e a scendere per il pranzo. Al momento della discesa dalla parte opposta ci siamo accorti che il sentiero era franato in alcuni punti e rendeva impossibile la discesa in sicurezza . Quindi siamo risaliti e dopo essere ripassati per la galleria siamo scesi a Falzarego. Ormai erano le sei di sera ed eravamo tutti molto stanchi ma la seggiovia per il rifugio Scoiattoli, che ci avrebbe in parte limitato la fatica, era già chiusa quindi tra lamentele di stanchezza di noi ragazzi e le parole di incoraggiamento dei nostri accompagnatori siamo saliti, un po’ dopo la metà abbiamo fortunata-mente incontrato la cuoca del nostro rifugio che ha caricati sulla sua jeep gli zaini i ragazzi più stanchi e due accompagnatori i rimasti hanno comunque raggiunto il rifugio in poco tempo. Dopo aver siste-mato i nostri zaini in camera siamo scesi per cena, cena che è stata degna di un ristorante per la bontà dei suoi piatti. Poi stanchissimi siamo andati a letto. Il quarto giorno subito dopo colazione un gruppo di ragazzi è salito al vicino monte Nuvolau e alla loro discesa tutto il gruppo si è messo in moto per scendere al Passo Giau e da qui dopo una breve sosta abbiamo imboccato il sentiero per il Rifugio Città di Fiume. Dopo un breve acquazzone pomeridiano, leggermente bagnati abbiamo raggiunto la nostra meta.
Dopo la doccia, momento di relax in camera, foto di gruppo e cena . Dopo abbiamo scritto varie cartoline, qualche chiacchiera e poi a nan-na.
L’ultimo giorno in circa un ora raggiungiamo la Forcella Staulanza da qui in attesa dell’ arrivo del taxi per Belluno siamo saliti al Monte Crot da cui abbiamo goduto una bella vista del Pelmo proprio lì di fronte.
Discesa a Belluno in taxi poi treno per Padova e successivamente per Milano e Novara.
Per me è stata un esperienza fantastica un po’ oltre la solita gita in montagna e spero che la pensino così anche i miei compagni d’avventura; un ringraziamento ai nostri accompagnatori Giuseppe, Mauro e Maria Fiore; al direttore del Corso Fabio Galli al nostro teso-riere Matteo che si è sempre tenuto aggiornato sulla situazione eco-nomica del viaggio e che forse avrebbe voluto essere con noi come tutti gli altri accompagnatori del Corso che vigilano e ci insegnano ad andare in montagna, la nostra passione comune, ogni domenica. Una menzione speciale di ringraziamento all’ex direttore del corso Alberto Mazzone e al gruppo degli “anziani “ che da qualche anno non ci accompagnano più alla domenica ma che lo hanno fatto per molti anni con grande simpatia, esperienza e voglia di stare con noi giovani.
Siamo comunque pronti per i prossimi vent’anni e ricordate che se a-vete dai nove ai diciassette anni e avete voglia di venire in montagna venite col CAI, ci sarà da divertirsi. Buona montagna a tutti e W il CAI.

Rebecca Peretti Cucchi
In occasione dell'anniversario ventennale del corso di Alpinismo Gio-vanile di Novara (CAI) abbiamo passato cinque giorni sulle Dolomiti, in un trekking, percorrendo l'Alta Via n° 1.
Ci siamo ritrovati in stazione alle cinque e mezza del mattino, ci sono stati distribuiti caschetti, imbragature e kit da ferrata.
Eravamo cinque ragazzi e quattro accompagnatori.
Abbiamo preso il treno alle sei, e per le dodici, prendendo da Brunico un pullmino, siamo arrivati sino al rifugio Pederù, dopo il lago di Braies. Da lì ci siamo incamminati verso il rifugio Fanes, primo nostro alloggio...
E' un bel posto, davanti al rifugio c'è quello che chiamano "parlamento delle marmotte", a causa della conformazione delle rocce e del ter-reno, disposto appunto a banchi, come un parlamento.
Il giorno seguente impieghiamo sette ore; lungo il percorso, specie l'ultima salita prima di raggiungere il rifugio, incontriamo testimo-nianze della Grande Guerra, trincee che talvolta italiani e austriaci si scambiavano, grotte scavate e comunicanti dove passavano mesi, ma-gari bloccati dalla neve..... Le Dolomiti, a differenza delle Alpi a cui siamo abituati, hanno una conformazione fisica particolare.... "sfa-sciumi", come dicono gli accompagnatori, la dolomia infatti è una roccia che si sgretola facilmente, e le Dolomiti sono costituite da per-corsi ghiaiosi, è facile scivolarvi, o faticare nella salita. Arriviamo stanchi, ma la vista da sopra è spettacolare.
Il rifugio Lagazuoi è rialzato su un basamento, affiancato dalla seg-giovia. Dalla cima si vedono le Tofane, e tutta la vallata.

La mattina, svegliatici di buon'ora, dopo un falsopiano e una salita, raggiungiamo la ferrata, che parte all'esterno, imboccandosi poi in una grotta, buia fredda e umida. Le pareti sono basse, e a terra è scivoloso: ci incamminiamo lentamente con le torce accese, uno dietro l'altro. Sbagliando percorso, continuiamo la ferrata all'esterno, accorgendoci solo alla fine che un'altra imboccatura portava all'uscita: nonostante tutto, la vista da sopra è incantevole, e ci ripaga dell'errore. Dunque ripercorriamo la grotta inversamente, e usciti ci incamminiamo al ri-fugio Averau. Percorrendo sul finire il tratto di una seggiovia e pas-sando per il rifugio Scoiattoli, si fa sera. arriviamo in rifugio, scortati sull'ultimo tratto da una generosa jeep, siamo in cammino da dieci ore. Il quarto giorno saliamo opzionalmente la vetta del Nuvolau, poi ci dirigiamo verso l'ultima tappa, il rifugio Città di Fiume. A poco tempo dall'arrivo in rifugio percorriamo un tratto boschivo, dove incontriamo la prima manifestazione di pioggia, che non reca dispiacere, rifocil-landoci, mentre camminiamo circondati da pino mugo che espande profumo con l'umidità. Da lì vediamo il Pelmo.
Arrivati in rifugio, con quattro giorni sulle spalle, ci riposiamo e tro-viamo tempo, come tutte le sere, per scherzare, mentre scriviamo le cartoline e ripercorriamo i giorni trascorsi. L'indomani, l'ultimo giorno, prenderemo il treno per tornare a Novara, soddisfatti di aver trascorso cinque giorni particolari e ricchi di esperienze, che ci auguriamo di poter ripetere.
 
 
 
 
 

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