ALPINISMO GIOVANILE

   

L’attività è essenzialmente l’escursionismo di montagna inteso come recupero della dimensione del camminare nel rispetto dell’ambiente geografico (naturale e umano).
Gli aspetti fondamentali dell’attività sono quelli sociale (vita comunitaria con coetanei e accompagnatori), sportivo culturale (approfondimento delle conoscenze della montagna) e formativo (ricerca dell’autonomia sia come uomo sia come alpinista).
Il compito degli accompagnatori si basa sul coinvolgimento del giovane in attività divertenti. stabilire con lui un rapporto costruttivo secondo le regole dell’imparare facendo.
Il corso è rivolto a ragazzi di età compresa tra gli 8 anni compiuti e i 17  ed è suddiviso al suo interno in corso base e di perfezionamento.

 
 
I PROSSIMI CORSI DI ALPINISMO GIOVANILE VERRANNO ORGANIZZATI A PARTIRE DAL MESE DI APRILE 2012
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A TITOLO DI INFORMAZIONE PRELIMINARE, SENZA IMPEGNO  RIPORTIAMO QUANTO SEGUE:
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IL PROGETTO EDUCATIVO
L’alpinismo giovanile ha lo scopo di avvicinare con gradualità i ragazzi alla montagna.
Gli aspetti fondamentali delle attività sono quelli sociale (derivante dalla vita comunitaria con coetanei e accompagnatori), culturale (approfondimento delle conoscenze della montagna in ogni suo aspetto) e formativo (ricerca dell’autonomia sia come uomo che come alpinista).
Ogni attività, contempla come obiettivo educativo di fondo, la sensibilizzazione ad un corretto rapporto con l’ambiente naturale e con le civiltà montane al fine di formare i giovani ad una mentalità che considera essenziale l’uomo che vive in armonia con l’ambiente.
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ISCRIZIONI
- Presso la Sezione CAI di Novara Vic. S. Spirito, 4 (ang. C.so Italia)
Tel 0321 625775
- Tutti i GIOVEDI’ dalle 21 alle 22 e i SABATI 27 Marzo e 3 Aprile dalle ore 15,30 alle 17,30
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CORSO PRIMI PASSI
PER RAGAZZI DAI 7 AI 9 ANNI COMPIUTI
Il corso propone ai ragazzi delle Elementari un approccio all’ambiente montano. L’attività si svolge in località di interesse paesaggistico.
L'escursionismo affiancato ad altre attività come il gioco, le lezioni naturalistiche e di tutela ambientale sono di base al principio dell’imparare facendo
La quota di partecipazione è di circa 45 euro comprensiva di:
trasferimento in autopullman - assicurazione infortuni
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CORSO DI AVVICINAMENTO ALLA MONTAGNA
PER RAGAZZI DAI 9 AI 17 ANNI COMPIUTI
Il corso ha lo scopo di avvicinare i ragazzi con gradualità ai rudimenti di un comportamento corretto e responsabile in montagna. Prevalente è l'escursionismo affiancato ad altre attività come il gioco, le lezioni naturalistiche e di tutela ambientale, orientamento, semplici arrampicate e speleologia, per approfondire la conoscenza dell'ambiente montano in ogni suo aspetto.
La quota di partecipazione è di 85 euro comprensiva di:
Trasferimento in autopullman - Assicurazione infortuni
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CORSO DI PRE-ALPINISMO
PER RAGAZZI DAI 12 AI 17 ANNI COMPIUTI
l corso si rivolge ai “veterani” dell’alpinismo giovanile; l’attività prevalente è l’escursionismo di montagna integrando esperienze in altri campi, come l’orientamento, speleologia, semplici ascensioni, ed arrampicate con l’utilizzo di attrezzi specifici: E’ importante che i ragazzi conoscano attraverso l’osservazione e l’esperienza diretta, affinché da adulti siano in grado di scegliere le attività loro più confacenti
La quota di partecipazione è di circa 85 euro comprensiva di:
Trasferimento in autopullman - Assicurazione infortuni.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI RIVOLGERSI IN SEDE tel. 0321-625775 OGNI GIOVEDÌ SERA DOPO LE ORE 21 OPPURE A:
Mollo Carlo, tel. 0321-620163;
e-mail mollo.carlo@comune.novara.it
 
 
 
L’alpinismo giovanile, rappresenta una componente essenziale del CAI ed opera a Novara già da oltre 20 anni.
Organizza, con l’ausilio di Accompagnatori ufficiale del CAI, corsi e attività volte ad educare i ragazzi alla montagna, sotto ogni suo aspetto, quello della conoscenza, dell’amore e del rispetto.
L’attività si concretizza in corsi teorici e in corsi pratici, essenzialmente attraverso l’escursionismo, il tutto finalizzato ad obbiettivi didattici opportunamente programmati, con lo scopo particolare del recupero della dimensione del camminare, nel rispetto dell’ambiente naturale e umano, secondo quelle che sono le regole dell’imparare facendo.
In tutto questo gli accompagnatori non si limitano agli aspetti prettamente tecnici; loro compito è anche e soprattutto quello di prendersi cura della crescita umana e sociale dei ragazzi attraverso il contatto con l’ambiente montano, l’esperienza di gruppo e dello stare insieme.
 

 

20° ANNO DI ATTIVITA'

 

TREKKING IN DOLOMITI: due giovani partecipanti raccontano


Pietro Favaretto
L’ Alpinismo Giovanile a Novara compie vent’anni ; e noi l’abbiamo celebrato nel migliore dei modi, niente feste, dolci e bibite ma un trekking di cinque giorni, su quelle che probabilmente sono le monta-gne più belle d’ Italia: le Dolomiti. Con un sano spirito CAI, per noi ragazzi è stato un premio per l’ assidua e longeva presenza al corso ma anche un esperienza nuova per vedere un ambiente totalmente diverso a quello delle alpi occidentali che siamo abituati a vedere nelle nostre uscite della domenica. Dal 24 al 28 agosto siamo stati impegnati in questa a dir poco fantastica avventura. Dopo una serata organizzativa a luglio durante la quale ci è stato spiegato il percorso e sono state date direttive ai genitori; ci siamo ritrovati tutti alle ore 5:40 alla stazione di Novara; dopo la consegna dell’ attrezzatura (imbrago, kit da ferrata e caschetto) e i saluti ai genitori alle 6.03 siamo saliti sul treno direzione Milano: l’avventura era iniziata.
A Milano abbiamo preso il treno per Fortezza dove siamo arrivati circa alle undici e trenta. Da qui abbiamo viaggiato su un comodissimo treno Regionale che ci ha portato a Brunico meta del nostro viaggio in treno. Qui abbiamo mangiato in un piccolo spazio verde in fronte alla stazione poi abbiamo preso un autobus che ci ha portati al rifugio Pederù dietro il quale iniziava il nostro sentiero.
Durante il nostro trekking abbiamo percorso i sentieri dell’Alta Via n° 1 delle Dolomiti , un percorso che in dodici giorni porta da Braies a Belluno noi ne abbiamo percorsa una sola parte scendendo comunque a Belluno.
La prima notte l’abbiamo passata al Rifugio Fanes che più che rifugio sapeva d’albergo, letti comodi, corridoi in cui
erano in mostra i più svariati oggetti, dalle antiche macchine per cucire agli ermellini imbalsamati. La cucina però era ottima. Il secondo giorno abbiamo raggiunto il Rifugio Lagazuoi a 2752 metri s.l.m. da cui abbiamo potuto godere di una vista mozzafiato sulle montagne do-lomitiche circostanti. Partiti presto dal Fanes, dopo quattro chilometri in piano tra i verdi pascoli, siamo saliti per 300 metri fino alla “Forcella del Lago” dalla quale un lungo canalone, con alte pareti rocciose, ci ho portato ad un laghetto, dal quale abbiamo imboccato il sentiero per il nostro rifugio. Una volta arrivati, dopo la sistemazione, lezione sul comportamento, sull’uso dei materiali sulle vie ferrate e storia della Grande Guerra nella zona da noi attraversata. Il terzo giorno prevedeva una discesa ripida dal rifugio, passaggio nella galleria del Castelletto (galleria scavata durante la Prima Guerra Mondiale) arrivo a Falzarego e risalita al rifugio Averau. Tutto ciò in circa sei ore, ma alcune inesattezze della cartina e la scarsa segnalazione con dei cartelli ci ha reso difficoltoso il raggiungimento dell’ imbocco della galleria. Dopo varie ricerche e con l’aiuto di alcuni viandanti siamo arrivati all’ ingresso e assicurati con imbrago e kit da ferrata ci siamo addentrati nella galleria. All’uscita ci siamo ritrovati su una via ferrata che, con qualche difficoltà siamo riusciti a superare e a scendere per il pranzo. Al momento della discesa dalla parte opposta ci siamo accorti che il sentiero era franato in alcuni punti e rendeva impossibile la discesa in sicurezza . Quindi siamo risaliti e dopo essere ripassati per la galleria siamo scesi a Falzarego. Ormai erano le sei di sera ed eravamo tutti molto stanchi ma la seggiovia per il rifugio Scoiattoli, che ci avrebbe in parte limitato la fatica, era già chiusa quindi tra lamentele di stanchezza di noi ragazzi e le parole di incoraggiamento dei nostri accompagnatori siamo saliti, un po’ dopo la metà abbiamo fortunata-mente incontrato la cuoca del nostro rifugio che ha caricati sulla sua jeep gli zaini i ragazzi più stanchi e due accompagnatori i rimasti hanno comunque raggiunto il rifugio in poco tempo. Dopo aver siste-mato i nostri zaini in camera siamo scesi per cena, cena che è stata degna di un ristorante per la bontà dei suoi piatti. Poi stanchissimi siamo andati a letto. Il quarto giorno subito dopo colazione un gruppo di ragazzi è salito al vicino monte Nuvolau e alla loro discesa tutto il gruppo si è messo in moto per scendere al Passo Giau e da qui dopo una breve sosta abbiamo imboccato il sentiero per il Rifugio Città di Fiume. Dopo un breve acquazzone pomeridiano, leggermente bagnati abbiamo raggiunto la nostra meta.
Dopo la doccia, momento di relax in camera, foto di gruppo e cena . Dopo abbiamo scritto varie cartoline, qualche chiacchiera e poi a nan-na.
L’ultimo giorno in circa un ora raggiungiamo la Forcella Staulanza da qui in attesa dell’ arrivo del taxi per Belluno siamo saliti al Monte Crot da cui abbiamo goduto una bella vista del Pelmo proprio lì di fronte.
Discesa a Belluno in taxi poi treno per Padova e successivamente per Milano e Novara.
Per me è stata un esperienza fantastica un po’ oltre la solita gita in montagna e spero che la pensino così anche i miei compagni d’avventura; un ringraziamento ai nostri accompagnatori Giuseppe, Mauro e Maria Fiore; al direttore del Corso Fabio Galli al nostro teso-riere Matteo che si è sempre tenuto aggiornato sulla situazione eco-nomica del viaggio e che forse avrebbe voluto essere con noi come tutti gli altri accompagnatori del Corso che vigilano e ci insegnano ad andare in montagna, la nostra passione comune, ogni domenica. Una menzione speciale di ringraziamento all’ex direttore del corso Alberto Mazzone e al gruppo degli “anziani “ che da qualche anno non ci accompagnano più alla domenica ma che lo hanno fatto per molti anni con grande simpatia, esperienza e voglia di stare con noi giovani.
Siamo comunque pronti per i prossimi vent’anni e ricordate che se a-vete dai nove ai diciassette anni e avete voglia di venire in montagna venite col CAI, ci sarà da divertirsi. Buona montagna a tutti e W il CAI.

Rebecca Peretti Cucchi
In occasione dell'anniversario ventennale del corso di Alpinismo Gio-vanile di Novara (CAI) abbiamo passato cinque giorni sulle Dolomiti, in un trekking, percorrendo l'Alta Via n° 1.
Ci siamo ritrovati in stazione alle cinque e mezza del mattino, ci sono stati distribuiti caschetti, imbragature e kit da ferrata.
Eravamo cinque ragazzi e quattro accompagnatori.
Abbiamo preso il treno alle sei, e per le dodici, prendendo da Brunico un pullmino, siamo arrivati sino al rifugio Pederù, dopo il lago di Braies. Da lì ci siamo incamminati verso il rifugio Fanes, primo nostro alloggio...
E' un bel posto, davanti al rifugio c'è quello che chiamano "parlamento delle marmotte", a causa della conformazione delle rocce e del ter-reno, disposto appunto a banchi, come un parlamento.
Il giorno seguente impieghiamo sette ore; lungo il percorso, specie l'ultima salita prima di raggiungere il rifugio, incontriamo testimo-nianze della Grande Guerra, trincee che talvolta italiani e austriaci si scambiavano, grotte scavate e comunicanti dove passavano mesi, ma-gari bloccati dalla neve..... Le Dolomiti, a differenza delle Alpi a cui siamo abituati, hanno una conformazione fisica particolare.... "sfa-sciumi", come dicono gli accompagnatori, la dolomia infatti è una roccia che si sgretola facilmente, e le Dolomiti sono costituite da per-corsi ghiaiosi, è facile scivolarvi, o faticare nella salita. Arriviamo stanchi, ma la vista da sopra è spettacolare.
Il rifugio Lagazuoi è rialzato su un basamento, affiancato dalla seg-giovia. Dalla cima si vedono le Tofane, e tutta la vallata.

La mattina, svegliatici di buon'ora, dopo un falsopiano e una salita, raggiungiamo la ferrata, che parte all'esterno, imboccandosi poi in una grotta, buia fredda e umida. Le pareti sono basse, e a terra è scivoloso: ci incamminiamo lentamente con le torce accese, uno dietro l'altro. Sbagliando percorso, continuiamo la ferrata all'esterno, accorgendoci solo alla fine che un'altra imboccatura portava all'uscita: nonostante tutto, la vista da sopra è incantevole, e ci ripaga dell'errore. Dunque ripercorriamo la grotta inversamente, e usciti ci incamminiamo al ri-fugio Averau. Percorrendo sul finire il tratto di una seggiovia e pas-sando per il rifugio Scoiattoli, si fa sera. arriviamo in rifugio, scortati sull'ultimo tratto da una generosa jeep, siamo in cammino da dieci ore. Il quarto giorno saliamo opzionalmente la vetta del Nuvolau, poi ci dirigiamo verso l'ultima tappa, il rifugio Città di Fiume. A poco tempo dall'arrivo in rifugio percorriamo un tratto boschivo, dove incontriamo la prima manifestazione di pioggia, che non reca dispiacere, rifocil-landoci, mentre camminiamo circondati da pino mugo che espande profumo con l'umidità. Da lì vediamo il Pelmo.
Arrivati in rifugio, con quattro giorni sulle spalle, ci riposiamo e tro-viamo tempo, come tutte le sere, per scherzare, mentre scriviamo le cartoline e ripercorriamo i giorni trascorsi. L'indomani, l'ultimo giorno, prenderemo il treno per tornare a Novara, soddisfatti di aver trascorso cinque giorni particolari e ricchi di esperienze, che ci auguriamo di poter ripetere.
 
 
 
 
 

GLI ALLIEVI DEI CORSI RACCONTANO

 
STAGE 2011 A CRISSOLO
Dopo l’esperienza vissuta in occasione del ventesimo anniversario del corso, due anni fa, quest’anno è stato deciso di riproporre lo stage di più giorni con l’Alpinismo Giovanile di Novara. Meta?
Lo stesso anno in cui l’Italia festeggia 150 anni, si festeggia anche la prima ascesa al Monviso, il “Re di Pietra”.
Ci siamo ritrovati la mattina dell’8 luglio per prendere il pullman in direzione della Valle Po: subito abbiamo visitato la Balma Boves, un villaggio a circa 650 metri slm abitato fino agli anni ottanta secondo le abitudini di un secolo fa: caratterizzato da abitazioni costruite a ridosso di balme -da cui il luogo prende nome-, a scopo di riparo dalle intemperie, e organizzate in funzione della base economica che permetteva la vita in paese; in pietra e spesso costituite da due blocchi, il primo di due piani, cucina e un vero e proprio primo piano, originariamente ricostruito ogni anno con rami, aveva funzione di graticola per le castagne, fondamentali per l’alimentazione; e nell’altro blocco una stalla, luogo più caldo dell’abitazione e perciò anche il più abitato (aveva infatti una pavimentazione suddivisa in terra battuta, per gli animali, e pietra, per il focolare familiare), sovrastato dal fienile, che poggiava direttamente sul tetto piatto, e che d’estate fungeva anche da dormitorio. La guida ci spiega dettagliatamente ogni particolare di cui è a conoscenza su quel modo di vivere a noi così estraneo, eppure per nulla lontano, e dopo aver curiosato entro ogni stanza ridiscendiamo e andiamo a prendere sistemazione nella struttura della Città sul Monte, a Crissolo, dove pernotteremo per tutta la durata dello stage.
Il secondo giorno vediamo il Pian del Re, verde pianoro considerato la sorgente del Po, e da cui partiremo per tutte le nostre escursioni nei giorni successivi. Saliamo in direzione del rifugio Quintino Sella, ammirando durante il percorso laghi come il Fiorenza e il Chiaretto (reso di un particolarissimo azzurro terso dalle rocce delle montagne sovrastanti), lucide salamandre e pacifici stambecchi solitari.
Le finestre rosse del Quintino Sella spiccano in mezzo ai densi banchi di nebbia che ci circondano, e troviamo anche le prime tracce di neve; infine saliamo al Viso Mozzo (m 3019) e facciamo ritorno al Crissolo.
Il giorno seguente visitiamo una grotta, il tempo è incerto, pioviggina L’inizio della grotta, piuttosto larga ed accessibile, è testimoniato da scritte, firme ed impressioni che risalgono anche a secoli fa, una di queste è quella del re. Dentro alla grotta una cascata “permanente” scende per metri da un foro su un soffitto impercettibile, il buio e l’umido sono penetranti ed è difficile perfino scorgere la cascata sotto ai coni delle torce.
Nel pomeriggio facciamo invece attività di arrampicata su palestra di roccia, il clima si è stabilizzato. Durante il ritorno “scoviamo” un bunker della Seconda Guerra Mondiale e abbiamo occasione di ripassare un altro ambiente storico di cui le montagne sono state partecipi.
Il penultimo giorno abbiamo una salita divertente, oltre che interessante: il giro per salire alla Punta Udine (m 3022) è stato un po’ più lungo e panoramico dei precedenti, perché sostando al rifugio Giacoletti il tempo di mettersi caschi, imbrachi e kit da ferrata, ci siamo incamminati su per un breve nevaio, poi una gradevole ferrata sfociata alla base della vetta, un po’ a sfasciumi. In quel punto ci trovavamo allo stesso tempo in Italia e Francia, difatti lì è considerato parte del confine, e dopo aver ammirato il non-panorama, fumoso e suggestivo, a strapiombo, siamo ridiscesi dalla parte francese. Perciò abbiamo pranzato e ripreso la ferrata, al termine della quale abbiamo incontrato una novità di percorso: il nevaio della salita, in discesa, è scivoloso! Ci siamo legati in gruppi di quattro o cinque e siamo scesi un po’ a rotoloni, ma con non poco divertimento… avendo perso un po’ di tempo nella discesa della ferrata, abbiamo ripercorso i sentieri dell’andata più in fretta, divisi in due gruppi: di ritorno dalla lunga giornata ha piovigginato un po’, e dopo aver cenato una parte di noi è andata in paese ad assistere a danze popolari, mentre l’altra è rimasta alla Città sul Monte: io ho avuto modo di reimparare approfonditamente a giocare a scala quaranta.
L’ultimo giorno abbiamo fatto una gradevole escursione al Nido dell’Aquila (m 1774), guardandoci un po’ intorno, ascoltando uno dei corsi accelerati sulle diverse morfologie dei licheni tenuti da Mauro, e arrivando a fine percorso -dopo essere passati tra casette dai curiosi affreschi parietali- ad una chiesa ricca di ex voto. Una volta conclusa l’escursione abbiamo fatto ritorno a Novara, e, confrontandola con quella del XX corso, ci siamo augurati di poter ripetere altre volte ancora un’esperienza simile.
Rebecca Peretti Cucchi
 
 
 
 
 
 
 

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