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ANGELO LORENZONI

 

 

 
 

Cani, camosci, cuculi (e un corvo)
Mauro Corona,
Mondadori Ed. 2007 (NA DOL 091)

 
Conosciamo Mauro Corona come scrittore, poeta, scultore, ma anche alpinista. Sicuramente amante della montagna e della vita all’aperto. Siamo abituati al suo personaggio schietto e selvaggio.
Il suo ultimo lavoro riunisce una raccolta di racconti che in comune hanno gli animali elencati nel titolo.
Sono belle storie e leggende che derivano direttamente dalla notte dei tempi e che le generazioni si tramandano oralmente davanti ad un bicchiere di vino. Una volta si potevano sentire nelle osterie di paese, riguardavano i tempi andati, quando tutto era più bello perché si era giovani, e anche la fame e la miseria non erano malevole come ai giorni nostri.
Si narra di fatiche spietate, di imprese epiche che solo gli eroi più feroci possono compiere. Noi che nel nuovo millennio abitiamo nelle città di pianura, alle prese con i nostri miserabili affanni quotidiani, possiamo solo immaginare questo universo selvaggio, quasi alieno popolato di guerrieri crudeli, perso in un’altra era.
Parecchi racconti presenti nella raccolta sono autentici pugni nello stomaco, violenti, efferati. Siamo abituati a storie dove gli animali prendono sembianze e sentimenti umani. Corona no, lui parteggia per i semidei. Nelle sue storie i solo i cani da caccia sono degni di portare un nome. Tutti gli altri animali devono essere cacciati senza compassione, perchè il buon Dio li ha assegnati ai veri uomini per poterne disporre come meglio ritengono opportuno. Pare di sentirlo dire, con la voce un po’ impastata dal vino: “Non è mica colpa mia se lui è un capriolo.”
Corona è sincero e non conosce l’ipocrisia, non si preoccupa minimamente di nascondere il proprio orgoglio di appartenere alla razza quasi estinta (per fortuna?) dei bracconieri etici, che riescono a sentire il canto del creato, ma non esitano un istante a sterminare a colpi di mitragliatrice un branco di stambecchi.

 
 
 
 
 
 
 

 

 

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