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ANGELO LORENZONI
 

 

 

Tempo d’inverno
 AA VV
L’Alpe - Priuli&Verlucca (N/C)


Tempo d’inverno: tempo di freddo, gelo, neve e nebbie. Beh forse una volta e poi si può sempre ricorrere alle lampade abbronzanti sognando le Maldive.
Un tempo invece non era così tanto che un detto popolare definiva la vita dell’alpigiano come regolata “da 3 mesi di freddo e 9 mesi di gelo”.
L’inverno è sempre stato per le popolazioni che vivevano sulle montagne e della montagna una stagione estremamente impegnativa. Cibo scarso e razionalizzato, freddo intenso, lunghe ore di buio. Ma significava anche molto più tempo da dedicare alle attività artigianali – è in questo periodo che si realizzano i manufatti che verranno commercializzati nella bella stagione – ai contatti umani – è il tempo in cui si preparano i fidanzamenti e i corredi di nozze – e alla trasmissione delle tradizioni.
Tra le tradizioni più importanti tipiche dei mesi invernali ci sono quelle legate alla celebrazione dei santi protettori degli animali e dei contadini e quelle relative alle feste di carnevale. Oggi i riti carnevaleschi, ove ancora sopravvivono, si sono trasformati in eventi commerciali e sono impostati prevalentemente sulla satira verso i politici o i personaggi dello spettacolo, mentre è andato perduto il loro significato originario.
Ormai solo gli studiosi di antropologia ed etnologia sembrano interessati a queste attività che vengono studiate e interpretate a seconda degli indirizzi come momenti di sfrenato divertimento e di eccessi volti a ribaltare almeno per una volta l’ordine precostituito.
In montagna i riti carnevaleschi hanno origini estremamente antiche che si innestano su un substrato di tradizioni e credenze quasi ancestrali e sono strettamente collegati ai mutamenti di stagione. Le feste infatti si collocano quasi tutte nel periodo tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo indipendentemente dal calendario religioso, con alcune varianti territoriali che lo anticipano al primo dell’anno.
Questi riti riprendono antichi miti e credenze e ripropongono personaggi derivanti dall’ambiente naturale come gli uomini albero, l’uomo selvatico, l’orso ma anche diavoli e streghe che incarnano i pericoli e le paure della gente.
Lungo tutto l’arco alpino, ma anche in altre regioni montane isolate (come nel caso della Sardegna) si organizzano ancora feste carnevalesche di sapore antico e spesso veramente autentico con comportamenti ed espressioni difficilmente comprensibili agli estranei. In quasi tutte le manifestazioni si trovano contrapposti due gruppi di personaggi i cosiddetti “belli” caratterizzati da abiti elegantissimi con maschere dai lineamenti efebici e i “brutti” ricoperti di stracci e con espressioni ferine, ai quali si frammischiano uomini-animali, buffoni, suonatori ed ecclesiasti. A volte tollerati, a volte apertamente condannati dalle autorità religiose e politiche per i loro eccessi, i festeggiamenti carnevaleschi si richiamo spesso a riti di iniziazione che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con tutti i privilegi e doveri connessi.
In questo numero monografico de l’ALPE (PRIULI & VERLUCCA, EDITORI) dedicato alle FESTE DELL’INVERNO (numero inverno 2000/2001) vengono presentate celebrazioni, riti e manifestazioni diffuse lungo l’arco alpino con caratteristiche e curiosità nonché un’approfondita analisi delle loro origini con dati tratti da antichi documenti. Accompagna gli articoli un ricco corredo fotografico che permette al lettore di calarsi nell’atmosfera festaiola e di fare un salto indietro nel tempo alla riscoperta di un patrimonio culturale di inestimabile valore.
 

 

 

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