QUATTRO GIOVANI OTTANTENI
di
Tiziana Delsale

 

 


A cura di Tiziana Delsale, che incontrò i Soci ottantenni che collaborano con la Sezione, per un servizio giornalistico pubblicato nel 2008, anno di iniziative per l’85mo anniversario di fondazione del CAI di Novara.

L’anzianità è un conforto utilissimo, di grande spessore che offre l’esperienza acquisita per trasmettere un messaggio a coloro che verranno dopo.
Ne sono convinti i signori Francesco Arlunno, Luciano Dell’Asta, Giovanni Borgini e Stefano Torri, la loro storia è un cammino attraverso decenni e ancora procede attivamente.
Sono i quattro giovani ottantenni della nostra Sezione, che non hanno smesso di dare affetto e collaborazione alla Sezione, la quale contraccambia con la carezza di una parola piccola, magica: GRAZIE!

FRANCESCO ARLUNNO (classe 1921)
Rieletto nel 2008 Revisore dei Conti della Sezione CAI Novara. È il Responsabile della catalogazione dei documenti per l’Archivio Storico della Sezione.
Il signor Arlunno è persona distinta, raffinata. Il suo aspetto di signore elegante, riservato, potrebbe indurre a pensare che sia, o sia stato, un uomo distante dai richiami forti dello sport. Nulla di più sbagliato: “Sai, mi dice, all’inizio della nostra chiacchierata io mi posso definire uno sportivo di razza, ora seguo tutto lo sport alla televisione ma, credimi, la mia parte attiva l’ho fatta anch’io”.
Un’ affermazione che mi sorprende e mi suggerisce di ascoltarlo con attenzione e curiosità :
“A 14 anni, guidato da un cugino più grande, facevo la mia prima escursione in montagna. Da Rima (Valsesia ) raggiungemmo il Colle del Piccolo Altare (2.630 m), salendo un dislivello di ben 1200 metri. Non male per una prima volta!
Dal ciclismo, la mia grande passione, non tardavano ad arrivarmi soddisfazioni, riconoscimenti sudati, guadagnati con i tanti chilometri percorsi. Nel 1952 venivo, infatti, designato Ufficiale di gara al Giro d’Italia. Era l’edizione che vide trionfare un certo Fausto Coppi.
Questa esperienza fu davvero significativa per me e mi portò ad essere ritenuto una persona importante nel settore da alcuni amici miei, tant’è che, l’anno dopo, mi chiesero i biglietti per assistere ai Campionati Mondiali che si sarebbero svolti in Svizzera. Io per non deluderli, montai in sella alla mia bici e da Ghemme, dove abitavo, raggiunsi Lugano. Tornai al paese con i cinque biglietti desiderati. Fu un trionfo.
Ho pedalato lungo strade sterrate, in terra battuta, come quelle della Val Cannobina, o da Domodossola alla Cascata del Toce anche per motivi di lavoro.
Ho camminato per i sentieri, giungendo alla soglia degli ottant’anni in grado di salire con successo i 4.000 scalini della Fortezza di Finestrelle.
Vedi, io mi sento di dire che la montagna va vissuta con calma, non si deve andare per fare solo fatica. Della montagna si deve vedere il meglio per poter imparare a conoscerla.
Sono arrivato al CAI di Novara non più giovanissimo. Nel 1975, mia moglie ed io, decidemmo di iscriverci iniziando così a frequentare la Sezione di cui sette anni dopo, ne divenivo Consigliere, Segretario e per ben 13 anni fui Responsabile del Tesseramento.
Lasciati gli incarichi nel 1995, rientrerò undici anni dopo, per occuparmi di revisioni dei conti, di documenti da catalogare per l’Archivio Storico.
Eh sì, l’affetto che nutro per il CAI Novara è tanto”.

LUCIANO DELL’ASTA (classe 1924)
Ex capotecnico delle Ferrovie dello Stato ora escursionista, buon camminatore, e tanto altro ancora.
Luciano è un camminatore dal forte temperamento che sa raccontare la sua storia con dolcezza e ironia.
Mi riceve a casa sua: una villetta arricchita di tanti lavori fatti da lui manualmente. Nel salotto, noto una lavagnetta sulla quale è scritto solo un numero di telefono : 0321- 625775 CAI .
Mentre attendiamo l’arrivo di sua figlia, Luciano mi racconta della sua passione per i libri - ne ha letti tanti -, mi indica il quadro che ritrae sua moglie quando era giovane. Ne parla con tenerezza e ci tiene a sottolineare che la loro è stata proprio una storia d’amore. Mi accenna a quando giovanissimo andò a lavorare in Germania e passa alle vicende di guerra con il racconto di immagini forti. « Oh com’era brutto raccogliere i morti» o “Sapessi che effetto vedere un campanile saltare in aria, sbriciolarsi e cadere a terra che non è più nulla”.
Luciano, in tema di guerra, si definisce un fortunato, uno che l’ha sempre scampata. Andò per lavoro a Cassino. Se ne stava dal barbiere, iniziarono i bombardamenti. Dalla faccia del barbiere che vedeva riflessa nello specchio capì la gravità del momento e scappò fuori, correndo proprio verso la parte opposta da dove cadevano le bombe e quando queste cessarono, si ritrovò sano e salvo, tutto ricoperto di piume, senza sapere dove mai fossi passato. Durante il viaggio di ritorno a Novara, i tedeschi fermarono il treno in una stazione, fecero scendere i passeggeri, (senza più farli risalire) ma non toccarono i macchinisti. E lui era con loro.
Del suo rapporto con la montagna ne parla così:
“Sono un v.i.p.: un“ vecchietto in pensione” e ho 48 anni (ma sì, basta girarlo il numero, diventa 84) e chiamo tutti gli amici del CAI Novara miei coscritti. Cominciavo all’età di 14 anni a scarpinare per i sentieri, in compagnia di altri ragazzini curiosi quanto me di vedere, di esplorare. Lo stesso animo lieto di allora, mi porta, ancora oggi, a partecipare a quasi tutte le gite del CAI , perché a me la montagna piace da matti, specialmente quando vedo certi panorami, certi fiori. A me non va di correre in montagna, per arrivare su e dire che “ci ho messo un quarto d’ora meno del tale o del tal altro“. La montagna mi offre la sua grandezza da ammirare e la libertà di stare fuori, all’aperto.
Il piacere di andare in montagna lo condividevo con Vera - mia moglie - e se lei preferiva cercare i funghi, io e qualche amico partivamo per delle escursioni più impegnative.
Nel gennaio 1999 Vera moriva improvvisamente e il grande dolore andava distruggendomi. Fu mia figlia che mi incoraggiò a frequentare il CAI. Un giovedì sera mi decisi e arrivai, da solo, in Sede. Avevo 75 anni, e iniziavo nuove amicizie, nuove avventure, come ad esempio, l’arrampicata su di una cascata di ghiaccio. Ero contento e sono ancora contento, perché io capisco che al CAI c’è gente che mi vuole bene. Nel 2007, stimolato da quanto visto in una trasmissione televisiva, mi lasciavo prendere da una voglia matta di provare a volare. Due amici del CAI, mi aiutavano nella ricerca della scuola e dell’istruttore che mi avrebbe accompagnato nel lancio con il paracadute dai 4.200 metri, nel cielo sopra Casale Monferrato E adesso, sono in lista di attesa per riprovarci, non appena verrà il tempo bello”

GIOVANNI BORGINI (classe 1927)
Componente della Commissione Escursioni “Bruno Vittori”. Tanto, tanto lavoro dedicato alla Sezione. Fa lavori artistici , utilizzando legno e rame.
Dei quattro amici, giovani ottantenni, colui che si conosce di più è il Borgini. Non potrebbe essere diversamente, quando si va in Sede, pomeriggio o sera che sia, lui c’è . Lo si trova sempre, alla sua scrivania, intento nel suo lavoro. Raccoglie le iscrizioni alle gite, compila gli elenchi, sposta i nominativi da un foglio all’altro per fare si che le persone, che vogliono stare insieme, non vengano divise, chi su un pullman e chi sull’altro. Personalizza le schede della gite con tocchi di colore. Risponde al telefono. A proposito di telefono, se doveste avere bisogno del numero di un socio, non perdete tempo a collegarvi sulle pagine bianche on line, chiedete a Borgini di consultare il suo quaderno.
E se ciò non bastasse, può capitare che si porti del lavoro a casa e chieda la collaborazione della moglie per fare dei controlli.
Non mi resta che confermare quello che dice Laura, la simpatica biondina : “Sei forte, Borgini, sei un mito”.
Ma come tutte le persone che lavorano tanto, racconta poco e io, per aver qualche notizia in più, l’estate scorsa, andai a “rompere le scatole “ in quel di Piode, in Valsesia, dove trascorreva le vacanza con sua moglie, pensando però a quello che avrebbe dovuto fare, al suo rientro in Sede.
“A me piace la montagna, mi è sempre piaciuta.
Sì a me basta dire questa semplice affermazione per esprimere il mio legame forte con la montagna, tutte le altre parole non servono. Collaboro con il CAI Novara, perché mi piace andare in montagna. Siamo sempre lì . Chi frequenta la Sede o partecipa alle escursione domenicali conosce l’impegno che ci metto nello svolgere il mio lavoro. Qualche volte succede che nella stanza c’è tanta gente, c’è confusione, uno parla forte, l’altro di più, poi arriva chi vuole cancellarsi, mentre un altro vuole iscrivere due persone, insomma non è facile stare dietro a tutto e qualche volta mi scappa di dire: “ Basta! Mi i són a-stüf, igh n’ho sè i ciapi e i pianti chì tüt”, ma poi c’è sempre chi arriva e mi chiede “Borgini c’è ancora posto per la gita di domenica, allora mi iscrivi ? ”
“Altra cosa di cui mi occupo sono i cosiddetti “legni”. Su delle trance di betulla, che sono dei pezzi, delle tavolette di legno, faccio degli intarsi, disegno, dipingo fiori, cappelle o capanne di montagna.
Recentemente, il 4 gennaio di quest’anno, un mio “legno” è stato consegnato, come simbolo della Sezione, alla televisione di Video Novara, in occasione della trasmissione dedicata al CAI di Novara.
Per la festa della Madonna dei Ghiacciai, (Capanna Gnifetti ) che si svolge il primo sabato di agosto, ricevo l’elenco dell’anno dei Caduti del Monte Rosa. Mi metto al lavoro e ogni caduto avrà il suo pezzo , che verrà posto accanto alla fiaccola assegnata durante la cerimonia.
Per i miei lavori in rame, utilizzo il rame dell’antica Capanna Margherita. Ho lavori che sono sulle pareti dei più importanti rifugi. Diciamo che ne ho un po’ dappertutto, sono arrivati fino a Roma, certo, i più in alto stanno alla Capanna Margherita e sono: due applique, una genziana e una grande stella alpina”.

STEFANO TORRI (classe 1928)
Responsabile del sito internet della sezione. Componente del Consiglio Direttivo fino al mese di marzo 2008.
Quando chiesi a Stefano di mandarmi una bozza con qualche notizia che mi parlasse di lui, mi arrivò in risposta l’e.mail, che riporto integralmente. Confesso che nel leggerla mi sono commossa. Con lui mi sono già complimentata ma non gli ho detto che una descrizione così la dice lunga sul suo talento di narratore.
“Facevo la mia prima salita in montagna all’età di sei anni. Allora, siamo nel 1934, si usava, nel periodo estivo, andare in campagna, cioè trasferirsi dalle città a paesi di montagna o al mare per soggiornarvi. Mia madre mi portava a Roccapietra, una frazione di Varallo in Valsesia. Numerose erano le passeggiate che facevo con mia madre, una di queste è stata la salita al Monte Castello (656), dove sorgono i ruderi del Castello di Barbavara.
A 18 anni mi iscrivevo al CAI. Per me era irresistibile il fascino di questa associazione che tanto faceva per la montagna e che annoverava fra le sue file i migliori alpinisti.
La Sezione di Novara allora non aveva lo sviluppo che ha adesso.
I soci erano pochi, le iscrizioni venivano raccolte da una agenzia turistica in prossimità di Piazza Cavour. Non c’era una sede. Quei pochi che come me andavano in montagna si trovavano ogni giovedì dopo il lavoro davanti all’allora Cinema Vittoria, in prossimità di una ben precisa e determinata colonna dei portici. Con compagni occasionali riuscivo a fare qualche escursione sulle Prealpi Valsesiane. Però in prevalenza ero solo come un cane randagio a salire le cime della Valsesia. In alta montagna non potevo certamente andare da solo. Con alpinisti dell’ultimo minuto, conosciuti in rifugio o con guida alpina riuscivo a fare le vie più impegnative del Monte Rosa, partendo sempre dalla Valsesia.
Nel 1961 la Sezione di Novara decideva di fare un corso d’alpinismo. Come istruttore con Antonio V. e Vittorio B. portavo a termine il corso. Buona parte degli allievi restavano per le uscite post corso. Nello stesso anno veniva costituito il “Gruppo Roiza” che arrivava ad un bilancio di 45 uscite anno. Le mete di quegli anni spaziavano dalla Valsesia con suo Monte Rosa, alla Valle d’Aosta con Monte Bianco e cime limitrofe, al Gran Paradiso e altre cime dal Rifugio Vittorio Emanuele.
Raggiungere una meta, specialmente in alta montagna, è motivo di soddisfazione personale che fa bene ed aiuta a vivere meglio. La stessa soddisfazione la provavo operando nel CAI per costruire qualche cosa di utile per l’organizzazione e per gli appassionati di montagna.
Nello stesso periodo imparavo a sciare su pista. Il mio spirito di montanaro non poteva non portarmi che allo sci-alpinismo. Per praticare questa disciplina della montagna sono stato costretto ad uscire dalla Sezione di Novara per trovare compagni in sezioni limitrofe. Moltissime erano le escursioni che portavo a temine in Val d‘Aosta, nel Delfinato e in altre zone. Realizzavo anche alcune settimane sci-alpinistiche come la Houte Route Classica, la Settimana ai 4.000 della Britannia con le guida Toni Gobbi, Renato Petigax, Mario Senoner e Giorgio Colli. La morte di Toni Gobbi, travolto da una valanga con altri clienti, è sta per me una mazzata tremenda: ho smesso di andare a sciare e di andare in montagna.
Parecchi anni dopo per accompagnare mio figlio Roby riprendevo con lo sci su pista e sempre per accompagnare Roby mi iscrivevo ad un corso di speleologia rimanendo in questo modo coinvolto nel’affascinante mondo delle grotte. Sono stato anche presidente per tre anni del Gruppo Grotte Novara.
In rappresentanza del Gruppo Grotte entravo nel Consiglio Direttivo della Sezione, di conseguenza mi veniva assegnato l’incarico della raccolta di articoli e dell’impaginazione di CAINOVARA notiziario semestrale della Sezione.
Quando la Sezione decideva di fare il proprio sito internet ero l’unico consigliere in grado di realizzarlo. Già da anni smanettavo in internet e come pensionato avevo tempo da dedicare alla bisogna. Tuttavia non è stato facile. Il sito, impostato sui criteri di facile accesso e leggibilità, alla fine veniva pubblicato. Inizialmente incontravo difficoltà nel reperire articoli da pubblicare. Successivamente, con la sempre maggiore diffusione di internet, le cose miglioravano. I responsabili delle varie attività della Sezione si fanno adesso parte diligente nell’inviare a me o al socio Marco Lazzari, che con me gestisce il sito, il materiale da pubblicare. In questo modo il sito è sempre aggiornato in tempo reale”.


 

 

 

 

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